05.12.2017 00:02

Calenda provoca con un tweet, aree deposito scorie nucleari pubblicate prima delle elezioni

Al Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda scappa il tweet ed avverte di voler pubblicare la carta delle aree potenzialmente idonee per la costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi prima delle elezioni parlamentari - dichiara Pasquale Stigliani portavoce dell'Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie.

Ricordiamo che nel mese di settembre abbiamo presentato 10 osservazioni puntuali al programma con il supporto tecnico della commissione scientifica sul decommissioning presieduta dai Professori Giorgio Parisi e Massimo Scalia. Le abbiamo presentate con lo scopo di ottenere risposte adeguate al fine di chiarire cosa realmente si intenda per deposito nazionale; se le aree individuate possano considerarsi idonee ad ospitare (e per quanti anni) anche i rifiuti di alta attività; quanti saranno i volumi e le tipologie dei rifiuti radioattivi che dovrà ospitare; perché per l’individuazione delle aree siano stati utilizzati criteri discrezionali e non oggettivi con il quale vengono esclusi siti in gran parte del territorio nazionale che potevano essere coinvolti nella prima fase di individuazione, quasi dirottando la scelta a pochi siti in Italia tra i quali anche quelli presenti in piccole zone della Basilicata. Infine vogliamo conoscere per quali ragioni per i rifiuti radioattivi ad alta attività, che rimangono al momento il problema irrisolto nel mondo,  si individua ancora impropriamente la soluzione geologica cosi come si voleva realizzare nel 2003 nel Comune di Scanzano J.co.

La pubblicazione delle aree quindi potrebbe arrivare senza recepire le osservazioni presentate.

Se Calenda non vuol andare a sbattere farebbe bene a rispondere e a tenere aperto il dialogo con i territori anziché provocare. Prima di prendere decisioni unilaterali si ricordi che i cittadini non sono più disponibili ad accettare imposizioni. In particolare – conclude Stigliani - in quei territori come quello Lucano che sta già pagando con i rischi di uno sviluppo distorto locale per un discutibile interesse nazionale.

 

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