Memoria depositata alla Camera dei Deputati sull’esame dei progetti di legge C. 1742 Lupi e C. 2669 Governo, recanti delega al Governo in materia di energia nucleare

02.03.2026 19:24

Memoria depositata alla Camera dei Deputati sull’esame dei progetti di legge C. 1742 Lupi e C. 2669 Governo, recanti delega al Governo in materia di energia nucleare

L’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie nasce in seguito alle 15 giornate protesta civile e pacifica di Scanzano (MT), tenute tra il 13 e il 27 novembre 2003, contro l’ipotesi di realizzare in località Terzo Cavone un deposito nazionale definitivo per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Da allora svolgiamo attività di controinformazione sul nucleare con diversi documenti ed iniziative pubbliche: il 23 novembre scorso, in occasione del XXII anniversario della protesta, alla presenza degli stakeolders regionali (sindacati del lavoro, agricoli ed Associazioni culturali ed ambientaliste), abbiamo presentato “Il Manifesto di Scanzano”, una posizione in cui sono argomentati gli elementi tecnici e scientifici con il quale viene ribadita l’inidoneità del territorio Lucano ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi oltre ad illustrare gli aspetti che determino la scelta tecnologica del nucleare per la produzione di energia in Italia irragionevole e insostenibile. 

Ricordiamo brevemente:
1) gli Small Modular Reactors, le tecnologie nucleari che dovrebbero essere impiegate per il rilancio della produzione nucleare in Italia, attualmente sono ancora un prototipo e non possono essere ancora acquistati sul mercato;
2) i costi di produzione del nucleare sono più elevati rispetto ad altre tecnologie attualmente sul mercato ;
3) è irrisolto il problema della gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in particolare per quelli di alta attività. Nel mondo ancora non è stata individuata una soluzione;
4) il continuo accumularsi dei ritardi sulle attività di decommissionig con il persistente slittamento dei cronoprogrammi di Sogin, società incaricata dallo stato per la gestione dei lasciti nucleari: nel nuovo piano si prevede un ulteriore aumento dei costi pari a 11,38 miliardi, 3,58 miliardi, circa il 50 per cento in più rispetto alle previsioni del 2020. Il raggiungimento del “prato verde” stimato inizialmente intorno agli anni venti slitta nuovamente al 2052. Slittano di 10 anni anche i tempi dell’entrata in esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che viene prevista al 2039.
 
Per quanto esposto, seppur per breve sintesi, si ritiene superflua l’attività di esame rispetto ai progetti di legge C. 1742 Lupi e C. 2669 Governo. Consideriamo le proposte in discussione una delega in bianco eccessiva ai ministeri competenti per la scrittura di una nuova legislazione sul nucleare senza individuare criteri e principi idonei a chiarire come si intendano risolvere i problemi sulla sicurezza radioattiva, sanitaria, ambientale e di localizzazione sui territori delle strutture indicate, tra cui le centrali di produzione, i nuovi depositi e centri di riprocessamento. Ricordiamo che su tali aspetti si è già espressa contro la loro realizzazione la volontà del popolo italiano attraverso 2 referendum popolari tenuti nel 1987 e nel 2011 (con il 55% dell’affluenza), che non può essere nuovamente superata. 
Tuttavia poniamo alla vostra attenzione alcune osservazioni.
 
OSSERVAZIONE 1
La nostra esperienza di mobilitazione contro il deposito di scorie nucleari del 2003 ci ha insegnato che la percezione del rischio delle popolazioni interessate rispetto all’ipotesi di realizzare impianti nucleari è molto forte al punto di alimentare conflitti sociali elevati. Per affrontare tali aspetti, in Francia si costruisce un dialogo profondo con i territori interessati attraverso procedimenti decisionali trasparenti e reversibili, riconoscendo che le sole compensazioni territoriali risultano essere insufficienti per ottenere la fiducia dei territori. Nel caso italiano, lo slittamento delle attività di messa in sicurezza sui siti di Sogin ed il contestuale accertamento da parte dell’Autorità Giudiziarie di ipotesi di reati ambientali, con conseguenza per la salute umana, comportano la sfiducia dei territori verso le Amministrazioni coinvolte alla realizzazione di questa tipologia di strutture.  Nel caso a noi vicino, quello della vicenda del centro Sogin nella Trisaia di Rotondella (MT), la contaminazione dell’area è stata denunciata nel 2014. Il 18 novembre del 2025 sono stati rinviati a giudizio 6 imputati, tra i quali alcuni accusati anche di disastro ambientale per l’inquinamento del sito nucleare dismesso dell’Itrec, mentre gli Enti responsabili non riescono ad affrontare ancora ad oggi adeguatamente le attività per l’individuazione della fonte e le cause dell’inquinamento al fine di essere bonificate. Pertanto, prima di avviare sui territori nuovi progetti, si deve dimostrare concretamente di avere la capacità di completare le attività di messa in sicurezza e di smantellamento degli impianti esistenti. Oltre questo aspetto si ritiene che i progetti di legge in esame non presentano criteri che garantiscono il coinvolgimento trasparente delle popolazioni, che devono essere coinvolte nei processi decisionali. L’impostazione del provvedimento se non modificata comporterà la nascita di numerosi conflitti territoriali sollevate dalle popolazioni coinvolte che ostacoleranno la realizzazione degli impianti nucleari.
 
OSSERVAZIONE 2
Dai contenuti dei progetti di legge non si comprende qual è la strategia del governo sui lasciti nucleari rispetto al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi approvato nel 2019 e sula quale insiste una procedura aperta della Commissione europea. La previsione contenuta nei progetti di legge di realizzare più strutture per la gestione dei rifiuti radioattivi è in netta contraddizione con la legislazione attuale che ne prevede una gestione centralizzata attraverso la realizzazione del Deposito Nazionale, cosi come indicato negli indirizzi del Programma Nazionale. E’ opportuno, pertanto che prima di intervenire con una nuova legislazione venga adeguato il prima il Programma Nazionale. 
 
OSSERVAZIONE 3
I progetti di legge in esame sono privi di una cornice legislativa. Appaiono una delega in bianco ai ministeri che hanno il compito di darne attuazione. Ciò comporta la configurazione di un eccesso di potere al governo rispetto a quello dell’esercizio parlamentare che non avrà potere di intervenire rispetto alla materia di attuazione. L’assenza di principi e di criteri nei testi dei progetti di legge non rende la valutazione oggettiva, che viene rimandata alla fase dell’attuazione dei decreti legislativi in un periodo di tempo di soli 45 giorni. Questo breve periodo di tempo per le valutazioni dei decreti attuativi da parte delle commissioni competenti è del tutto insufficiente per un esame oggettivo. Non ha ragione contingentare i tempi per l’esame dei decreti attuativi quando per la discussione sui progetti di legge di una delega è durata ben oltra un anno. Inoltre, per evitare conflitti di competenza, si ritiene opportuno che il parere delle commissioni parlamentari competenti sui decreti attuativi sia vincolante. 
 
OSSERVAZIONE 4
Come riportato dal Dossier parlamentare, dai progetti di legge e dalle relazioni tecniche non è quantificabile il costo della realizzazione di nuovi impianti nucleari e non è qualificabile con quale tipologia di meccanismo di incentivazione potrebbero essere sostenuti. Che il nucleare non sia un grosso affare lo ha confermato anche “L'atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia”, lo studio pubblicato nel mese di giugno 2025 da Banca d’Italia, secondo cui considerata la «struttura del mercato e della bolletta elettrica, una reintroduzione del nucleare non avrebbe significativi impatti sul livello dei prezzi». Per renderlo competitivo rispetto alle altre tecnologie, ha certamente bisogno di un meccanismo di sostegno pubblico, cosi come indicato dal Ministro Pichetto, a carico dei contribuenti dello Stato. E’ necessario pertanto che l’approvazione del disegno di legge sia anticipata dalla redazione di una analisi degli impatti economici per conoscere a quanto ammonta il sostegno pubblico e con quali risorse sarà sostenuta la tecnologia nucleare per essere competitiva rispetto alle altre tecnologie.
 
OSSERVAZIONE 4
I criteri contenuti nei progetti di legge non contengono elementi che riguardano le procedure che si intendono adottare per l’individuazione dei siti che devono ospitare gli impianti nucleari. E’ fondamentale introdurre criteri che garantiscono la partecipazione trasparente delle popolazioni interessate ai processi decisionali per la scelta dei siti, per la costruzione ed il funzionamento degli impianti nucleari, senza scavalcare l’esercizio dei poteri locali o degli Enti Territoriali. Per l’individuazione dei siti nei territori in cui realizzare i nuovi impianti nucleari è opportuno che nei criteri siano inserite delle procedure per l’individuazione di aree idonee in cui possono essere realizzati da assoggettare alle direttive europee di tutela ambientale.
 
 
 
10 febbraio 2026, Scanzano J.co (MT) 
L’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie nasce in seguito alle 15 giornate protesta civile e pacifica di Scanzano (MT), tenute tra il 13 e il 27 novembre 2003, contro l’ipotesi di realizzare in località Terzo Cavone un deposito nazionale definitivo per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Da allora svolgiamo attività di controinformazione sul nucleare con diversi documenti ed iniziative pubbliche: il 23 novembre scorso, in occasione del XXII anniversario della protesta, alla presenza degli stakeolders regionali (sindacati del lavoro, agricoli ed Associazioni culturali ed ambientaliste), abbiamo presentato “Il Manifesto di Scanzano”, una posizione in cui sono argomentati gli elementi tecnici e scientifici con il quale viene ribadita l’inidoneità del territorio Lucano ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi oltre ad illustrare gli aspetti che determino la scelta tecnologica del nucleare per la produzione di energia in Italia irragionevole e insostenibile. 
Ricordiamo brevemente:
1) gli Small Modular Reactors, le tecnologie nucleari che dovrebbero essere impiegate per il rilancio della produzione nucleare in Italia, attualmente sono ancora un prototipo e non possono essere ancora acquistati sul mercato;
2) i costi di produzione del nucleare sono più elevati rispetto ad altre tecnologie attualmente sul mercato ;
3) è irrisolto il problema della gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in particolare per quelli di alta attività. Nel mondo ancora non è stata individuata una soluzione;
4) il continuo accumularsi dei ritardi sulle attività di decommissionig con il persistente slittamento dei cronoprogrammi di Sogin, società incaricata dallo stato per la gestione dei lasciti nucleari: nel nuovo piano si prevede un ulteriore aumento dei costi pari a 11,38 miliardi, 3,58 miliardi, circa il 50 per cento in più rispetto alle previsioni del 2020. Il raggiungimento del “prato verde” stimato inizialmente intorno agli anni venti slitta nuovamente al 2052. Slittano di 10 anni anche i tempi dell’entrata in esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che viene prevista al 2039.
 
Per quanto esposto, seppur per breve sintesi, si ritiene superflua l’attività di esame rispetto ai progetti di legge C. 1742 Lupi e C. 2669 Governo. Consideriamo le proposte in discussione una delega in bianco eccessiva ai ministeri competenti per la scrittura di una nuova legislazione sul nucleare senza individuare criteri e principi idonei a chiarire come si intendano risolvere i problemi sulla sicurezza radioattiva, sanitaria, ambientale e di localizzazione sui territori delle strutture indicate, tra cui le centrali di produzione, i nuovi depositi e centri di riprocessamento. Ricordiamo che su tali aspetti si è già espressa contro la loro realizzazione la volontà del popolo italiano attraverso 2 referendum popolari tenuti nel 1987 e nel 2011 (con il 55% dell’affluenza), che non può essere nuovamente superata. 
Tuttavia poniamo alla vostra attenzione alcune osservazioni.
 
OSSERVAZIONE 1
La nostra esperienza di mobilitazione contro il deposito di scorie nucleari del 2003 ci ha insegnato che la percezione del rischio delle popolazioni interessate rispetto all’ipotesi di realizzare impianti nucleari è molto forte al punto di alimentare conflitti sociali elevati. Per affrontare tali aspetti, in Francia si costruisce un dialogo profondo con i territori interessati attraverso procedimenti decisionali trasparenti e reversibili, riconoscendo che le sole compensazioni territoriali risultano essere insufficienti per ottenere la fiducia dei territori. Nel caso italiano, lo slittamento delle attività di messa in sicurezza sui siti di Sogin ed il contestuale accertamento da parte dell’Autorità Giudiziarie di ipotesi di reati ambientali, con conseguenza per la salute umana, comportano la sfiducia dei territori verso le Amministrazioni coinvolte alla realizzazione di questa tipologia di strutture.  Nel caso a noi vicino, quello della vicenda del centro Sogin nella Trisaia di Rotondella (MT), la contaminazione dell’area è stata denunciata nel 2014. Il 18 novembre del 2025 sono stati rinviati a giudizio 6 imputati, tra i quali alcuni accusati anche di disastro ambientale per l’inquinamento del sito nucleare dismesso dell’Itrec, mentre gli Enti responsabili non riescono ad affrontare ancora ad oggi adeguatamente le attività per l’individuazione della fonte e le cause dell’inquinamento al fine di essere bonificate. Pertanto, prima di avviare sui territori nuovi progetti, si deve dimostrare concretamente di avere la capacità di completare le attività di messa in sicurezza e di smantellamento degli impianti esistenti. Oltre questo aspetto si ritiene che i progetti di legge in esame non presentano criteri che garantiscono il coinvolgimento trasparente delle popolazioni, che devono essere coinvolte nei processi decisionali. L’impostazione del provvedimento se non modificata comporterà la nascita di numerosi conflitti territoriali sollevate dalle popolazioni coinvolte che ostacoleranno la realizzazione degli impianti nucleari.
 
OSSERVAZIONE 2
Dai contenuti dei progetti di legge non si comprende qual è la strategia del governo sui lasciti nucleari rispetto al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi approvato nel 2019 e sula quale insiste una procedura aperta della Commissione europea. La previsione contenuta nei progetti di legge di realizzare più strutture per la gestione dei rifiuti radioattivi è in netta contraddizione con la legislazione attuale che ne prevede una gestione centralizzata attraverso la realizzazione del Deposito Nazionale, cosi come indicato negli indirizzi del Programma Nazionale. E’ opportuno, pertanto che prima di intervenire con una nuova legislazione venga adeguato il prima il Programma Nazionale. 
 
OSSERVAZIONE 3
I progetti di legge in esame sono privi di una cornice legislativa. Appaiono una delega in bianco ai ministeri che hanno il compito di darne attuazione. Ciò comporta la configurazione di un eccesso di potere al governo rispetto a quello dell’esercizio parlamentare che non avrà potere di intervenire rispetto alla materia di attuazione. L’assenza di principi e di criteri nei testi dei progetti di legge non rende la valutazione oggettiva, che viene rimandata alla fase dell’attuazione dei decreti legislativi in un periodo di tempo di soli 45 giorni. Questo breve periodo di tempo per le valutazioni dei decreti attuativi da parte delle commissioni competenti è del tutto insufficiente per un esame oggettivo. Non ha ragione contingentare i tempi per l’esame dei decreti attuativi quando per la discussione sui progetti di legge di una delega è durata ben oltra un anno. Inoltre, per evitare conflitti di competenza, si ritiene opportuno che il parere delle commissioni parlamentari competenti sui decreti attuativi sia vincolante. 
 
OSSERVAZIONE 4
Come riportato dal Dossier parlamentare, dai progetti di legge e dalle relazioni tecniche non è quantificabile il costo della realizzazione di nuovi impianti nucleari e non è qualificabile con quale tipologia di meccanismo di incentivazione potrebbero essere sostenuti. Che il nucleare non sia un grosso affare lo ha confermato anche “L'atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia”, lo studio pubblicato nel mese di giugno 2025 da Banca d’Italia, secondo cui considerata la «struttura del mercato e della bolletta elettrica, una reintroduzione del nucleare non avrebbe significativi impatti sul livello dei prezzi». Per renderlo competitivo rispetto alle altre tecnologie, ha certamente bisogno di un meccanismo di sostegno pubblico, cosi come indicato dal Ministro Pichetto, a carico dei contribuenti dello Stato. E’ necessario pertanto che l’approvazione del disegno di legge sia anticipata dalla redazione di una analisi degli impatti economici per conoscere a quanto ammonta il sostegno pubblico e con quali risorse sarà sostenuta la tecnologia nucleare per essere competitiva rispetto alle altre tecnologie.
 
OSSERVAZIONE 4
I criteri contenuti nei progetti di legge non contengono elementi che riguardano le procedure che si intendono adottare per l’individuazione dei siti che devono ospitare gli impianti nucleari. E’ fondamentale introdurre criteri che garantiscono la partecipazione trasparente delle popolazioni interessate ai processi decisionali per la scelta dei siti, per la costruzione ed il funzionamento degli impianti nucleari, senza scavalcare l’esercizio dei poteri locali o degli Enti Territoriali. Per l’individuazione dei siti nei territori in cui realizzare i nuovi impianti nucleari è opportuno che nei criteri siano inserite delle procedure per l’individuazione di aree idonee in cui possono essere realizzati da assoggettare alle direttive europee di tutela ambientale.
 
 
 
10 febbraio 2026, Scanzano J.co (MT) 
 

L’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie nasce in seguito alle 15 giornate protesta civile e pacifica di Scanzano (MT), tenute tra il 13 e il 27 novembre 2003, contro l’ipotesi di realizzare in località Terzo Cavone un deposito nazionale definitivo per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Da allora svolgiamo attività di controinformazione sul nucleare con diversi documenti ed iniziative pubbliche: il 23 novembre scorso, in occasione del XXII anniversario della protesta, alla presenza degli stakeolders regionali (sindacati del lavoro, agricoli ed Associazioni culturali ed ambientaliste), abbiamo presentato “Il Manifesto di Scanzano”, una posizione in cui sono argomentati gli elementi tecnici e scientifici con il quale viene ribadita l’inidoneità del territorio Lucano ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi oltre ad illustrare gli aspetti che determino la scelta tecnologica del nucleare per la produzione di energia in Italia irragionevole e insostenibile. 

Ricordiamo brevemente:

1) gli Small Modular Reactors, le tecnologie nucleari che dovrebbero essere impiegate per il rilancio della produzione nucleare in Italia, attualmente sono ancora un prototipo e non possono essere ancora acquistati sul mercato;

2) i costi di produzione del nucleare sono più elevati rispetto ad altre tecnologie attualmente sul mercato ;

3) è irrisolto il problema della gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in particolare per quelli di alta attività. Nel mondo ancora non è stata individuata una soluzione;

4) il continuo accumularsi dei ritardi sulle attività di decommissionig con il persistente slittamento dei cronoprogrammi di Sogin, società incaricata dallo stato per la gestione dei lasciti nucleari: nel nuovo piano si prevede un ulteriore aumento dei costi pari a 11,38 miliardi, 3,58 miliardi, circa il 50 per cento in più rispetto alle previsioni del 2020. Il raggiungimento del “prato verde” stimato inizialmente intorno agli anni venti slitta nuovamente al 2052. Slittano di 10 anni anche i tempi dell’entrata in esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che viene prevista al 2039.

Per quanto esposto, seppur per breve sintesi, si ritiene superflua l’attività di esame rispetto ai progetti di legge C. 1742 Lupi e C. 2669 Governo. Consideriamo le proposte in discussione una delega in bianco eccessiva ai ministeri competenti per la scrittura di una nuova legislazione sul nucleare senza individuare criteri e principi idonei a chiarire come si intendano risolvere i problemi sulla sicurezza radioattiva, sanitaria, ambientale e di localizzazione sui territori delle strutture indicate, tra cui le centrali di produzione, i nuovi depositi e centri di riprocessamento. Ricordiamo che su tali aspetti si è già espressa contro la loro realizzazione la volontà del popolo italiano attraverso 2 referendum popolari tenuti nel 1987 e nel 2011 (con il 55% dell’affluenza), che non può essere nuovamente superata. 

Tuttavia poniamo alla vostra attenzione alcune osservazioni.

OSSERVAZIONE 1

La nostra esperienza di mobilitazione contro il deposito di scorie nucleari del 2003 ci ha insegnato che la percezione del rischio delle popolazioni interessate rispetto all’ipotesi di realizzare impianti nucleari è molto forte al punto di alimentare conflitti sociali elevati. Per affrontare tali aspetti, in Francia si costruisce un dialogo profondo con i territori interessati attraverso procedimenti decisionali trasparenti e reversibili, riconoscendo che le sole compensazioni territoriali risultano essere insufficienti per ottenere la fiducia dei territori. Nel caso italiano, lo slittamento delle attività di messa in sicurezza sui siti di Sogin ed il contestuale accertamento da parte dell’Autorità Giudiziarie di ipotesi di reati ambientali, con conseguenza per la salute umana, comportano la sfiducia dei territori verso le Amministrazioni coinvolte alla realizzazione di questa tipologia di strutture.  Nel caso a noi vicino, quello della vicenda del centro Sogin nella Trisaia di Rotondella (MT), la contaminazione dell’area è stata denunciata nel 2014. Il 18 novembre del 2025 sono stati rinviati a giudizio 6 imputati, tra i quali alcuni accusati anche di disastro ambientale per l’inquinamento del sito nucleare dismesso dell’Itrec, mentre gli Enti responsabili non riescono ad affrontare ancora ad oggi adeguatamente le attività per l’individuazione della fonte e le cause dell’inquinamento al fine di essere bonificate. Pertanto, prima di avviare sui territori nuovi progetti, si deve dimostrare concretamente di avere la capacità di completare le attività di messa in sicurezza e di smantellamento degli impianti esistenti. Oltre questo aspetto si ritiene che i progetti di legge in esame non presentano criteri che garantiscono il coinvolgimento trasparente delle popolazioni, che devono essere coinvolte nei processi decisionali. L’impostazione del provvedimento se non modificata comporterà la nascita di numerosi conflitti territoriali sollevate dalle popolazioni coinvolte che ostacoleranno la realizzazione degli impianti nucleari.

OSSERVAZIONE 2

Dai contenuti dei progetti di legge non si comprende qual è la strategia del governo sui lasciti nucleari rispetto al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi approvato nel 2019 e sula quale insiste una procedura aperta della Commissione europea. La previsione contenuta nei progetti di legge di realizzare più strutture per la gestione dei rifiuti radioattivi è in netta contraddizione con la legislazione attuale che ne prevede una gestione centralizzata attraverso la realizzazione del Deposito Nazionale, cosi come indicato negli indirizzi del Programma Nazionale. E’ opportuno, pertanto che prima di intervenire con una nuova legislazione venga adeguato il prima il Programma Nazionale. 

OSSERVAZIONE 3

I progetti di legge in esame sono privi di una cornice legislativa. Appaiono una delega in bianco ai ministeri che hanno il compito di darne attuazione. Ciò comporta la configurazione di un eccesso di potere al governo rispetto a quello dell’esercizio parlamentare che non avrà potere di intervenire rispetto alla materia di attuazione. L’assenza di principi e di criteri nei testi dei progetti di legge non rende la valutazione oggettiva, che viene rimandata alla fase dell’attuazione dei decreti legislativi in un periodo di tempo di soli 45 giorni. Questo breve periodo di tempo per le valutazioni dei decreti attuativi da parte delle commissioni competenti è del tutto insufficiente per un esame oggettivo. Non ha ragione contingentare i tempi per l’esame dei decreti attuativi quando per la discussione sui progetti di legge di una delega è durata ben oltra un anno. Inoltre, per evitare conflitti di competenza, si ritiene opportuno che il parere delle commissioni parlamentari competenti sui decreti attuativi sia vincolante. 

OSSERVAZIONE 4

Come riportato dal Dossier parlamentare, dai progetti di legge e dalle relazioni tecniche non è quantificabile il costo della realizzazione di nuovi impianti nucleari e non è qualificabile con quale tipologia di meccanismo di incentivazione potrebbero essere sostenuti. Che il nucleare non sia un grosso affare lo ha confermato anche “L'atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia”, lo studio pubblicato nel mese di giugno 2025 da Banca d’Italia, secondo cui considerata la «struttura del mercato e della bolletta elettrica, una reintroduzione del nucleare non avrebbe significativi impatti sul livello dei prezzi». Per renderlo competitivo rispetto alle altre tecnologie, ha certamente bisogno di un meccanismo di sostegno pubblico, cosi come indicato dal Ministro Pichetto, a carico dei contribuenti dello Stato. E’ necessario pertanto che l’approvazione del disegno di legge sia anticipata dalla redazione di una analisi degli impatti economici per conoscere a quanto ammonta il sostegno pubblico e con quali risorse sarà sostenuta la tecnologia nucleare per essere competitiva rispetto alle altre tecnologie.

OSSERVAZIONE 4

I criteri contenuti nei progetti di legge non contengono elementi che riguardano le procedure che si intendono adottare per l’individuazione dei siti che devono ospitare gli impianti nucleari. E’ fondamentale introdurre criteri che garantiscono la partecipazione trasparente delle popolazioni interessate ai processi decisionali per la scelta dei siti, per la costruzione ed il funzionamento degli impianti nucleari, senza scavalcare l’esercizio dei poteri locali o degli Enti Territoriali. Per l’individuazione dei siti nei territori in cui realizzare i nuovi impianti nucleari è opportuno che nei criteri siano inserite delle procedure per l’individuazione di aree idonee in cui possono essere realizzati da assoggettare alle direttive europee di tutela ambientale.

 

 

 

10 febbraio 2026, Scanzano J.co (MT) 

 

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